lunedì 20 marzo

Nel nostro secondo appuntamento alla scoperta delle nuove tendenze gastronomiche (chi si è perso il primo volume lo può consultare qui): parliamo di Finger Food, ovvero la recente tendenza di preparare sfiziose vivande che possono essere mangiate direttamente con le mani e in cui l’estro culinario si scatena nell’impiego di “involucri” commestibili…

Dopo secoli soggiogati dalla moda diffusa in Occidente da Caterina de’ Medici, che nel XVI secolo esportò in Francia e di lì in tutta Europa l’utilizzo della forchetta, ecco ormai tornato in auge il primitivo -e ci sia consentito dire, gustosissimo!- uso delle “forchette di Dio”.

A tale proposito sappiate che inizialmente l’impiego della forchetta fu molto osteggiato: quando infatti, mille anni or sono, questa posata “approdò” in Occidente al seguito della principessa bizantina Maria Argyropoulaina, subito la Chiesa definì lo strumento un “demoniaco oggetto” per la stretta somiglianza con il forcone usato dal Diavolo per rintuzzare i dannati. Tanta era l’avversione che San Pier Damiani (De Institutione monialis) considerò la morte per terribile malattia della dogaressa Teodora una giusta punizione divina per il peccato di aver introdotto a Venezia l’uso di forchettine d’oro a due o tre rebbi.

Nella cucina Finger Food, ça va sans dire, sono di nuovo le mani, ormai libere dalle catene del perbenismo inculcatoci dalle rigide norme di Giovanni Della Casa, a veicolarci le più moderne gioie culinarie, anche se una certa tradizione dell’uso diretto delle dita è sempre sopravvissuta per alcuni alimenti particolarmente “dispettosi”, come cosce di pollo e gamberoni, o per la pizza…

Si fregiano dell’etichetta “Finger Food” tutti quei manicaretti da degustare senza l’intermediazione di posate e possibilmente in un sol boccone: dalle ricette culinarie “Made in Italy” a quelle etniche; dai piatti della cucina di ricerca come le entrée e gli amuse-gueule con cui gli chef ci danno il benvenuto alle loro tavole ai piccoli capolavori dei maestri pasticceri; dai nuovi “micro-portavivande” -come cucchiai e verrines- agli involucri edibili, di cui il cono gelato è l’antenato per eccellenza; dalle verdure trasformate in “barchette” con deliziosi bastimenti ai formaggi o altri profumati ripieni, a quelle tagliate alla julienne per essere “tuffate” in un saporito mare di salse e intingoli.

Ecco quali sono i più quotati finger food “Italian Style”, spesso particolarmente adatti anche agli appuntamenti “street food”; il resto del mondo ve lo “serviamo” in un altro volume di questa rubrica.

Olive all’ascolana: preparate esclusivamente con l’Oliva Tenera Ascolana (prodotto inserito nel registro “Arca del Gusto” di Slow Food), con farcitura di un tris di carni e croccante panatura di farina, uovo sbattuto e pangrattato

Arancini siciliani: piccoli timballi di riso di cui si contano innumerevoli versioni, dalla classica ragù e prosciutto, a quelle più originali come pistacchio e nero di seppia
Crocchette: un morbido ripieno che va dalle patate lesse al baccalà o alle verdure, racchiuso in un croccante scrigno panato

Fritture: da eseguirsi rigorosamente con olio d’oliva sempre nuovo, meglio se Extra-Vergine, ad altissima temperatura e a completa immersione; non vi sono limiti alla fantasia nel tipo di ingredienti usati: carni, pesce, verdure, erbe aromatiche (ottima la salvia), frutta essiccata, semolino, e chi più ne ha più ne metta, tanto che in Italia si usa dire che “fritta è buona anche una ciabatta”…

Panzerotti: mezze lune di pasta da pizza tradizionalmente ripiene di pomodoro e mozzarella; ma anche in questo caso le variazioni sul tema possono essere infinite fino ad arrivare alla loro declinazione dolce.

Tramezzini: i deliziosi “multistrato” triangolari di pane bianco farciti con salumi, formaggio, tonno, uovo, burro, maionese e salse varie.

E ancora polpettine di carne o verdure; spiedini di tipi di diversi di carne, alternati fra loro e inframezzati con verdure, che possono anche avere come protagonisti pesce o crostacei; involtini, in cui i più disparati ingredienti vengono avvolti in fette di carne, salumi o foglie di verdura (particolarmente adatto il cavolo nero, quello verza o gli spinaci).

In questo tripudio di gusti, la fanciullesca goduria del poter usare direttamente le mani ha trovato la sua più azzeccata espressione nel celebre slogan del maestro Marco Mignani: “se non ti lecchi le dita, godi solo a metà…”!

  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Twitter