lunedì 13 febbraio

L’appuntamento di questi giorni è per le presentazioni ufficiali dei grandi vini toscani: la settimana delle Anteprime Toscane si è infatti aperta il 10 e l’11 febbraio nell’attico del padiglione Spadolini della Fortezza da Basso con uno degli eventi di riferimento per tutti gli addetti ai lavori, Buy Wine, per poi proseguire con le presentazioni da parte dei vari consorzi toscani: Morellino di Scansano, Montecucco, Maremma Toscana, Cortona, Carmignano, Valdarno di Sopra Doc, Bianco di Pitigliano e Sovana, Colline Lucchesi, Orcia, Val di Cornia, Isola d’Elba, Chianti, Chianti Classico, Vernaccia, Vino Nobile e, last but not least, Brunello.

La prima stazione ferroviaria di Firenze (1841), con i suoi tre grandi vani decorati in stile neoclassico, originariamente destinati rispettivamente ai binari per le partenze e gli arrivi (quello centrale) e ai servizi (i due laterali), già tramutata in sede espositiva nel 1861, ospiterà anche questo anno la Chianti Classico Collection, il cui focus principale sarà quest’anno la centralità del territorio.

Sotto l’egida del Gallo Nero, che campeggerà nella sala centrale della Leopolda, lunedì 13 e martedì 14 febbraio si presenteranno le nuove annate di una collezione davvero unica, quella del Chianti Classico.

Fra gli eventi salienti: la cena con i produttori del 13 febbraio, che vedrà la consegna del V Premio Giulio Gambelli -a cura di ASET, Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana – e la degustazione riservata alla stampa del 14 febbraio.

Barone Ricasoli porterà in degustazione tutta la declinazione della piramide del Chianti Classico: un campione dalla botte di quello che sarà il Brolio 2015 Chianti Classico Docg; il Brolio Riserva 2014 Chianti Classico Docg; infine le due Gran Selezione Castello di Brolio e Colledilà, annate 2013.

Si tratta di alcuni fra i vini più rappresentativi dell’azienda che, con i suoi 235 ettari di vigneti coltivati su suoli che variano dalle arenarie al galestro, dai depositi marini o fluviali all’alberese, distribuiti su altezze comprese fra i 250 m e i 530 m s.l.m. e con esposizioni per lo più ottimali, può vantare un terroir poliedrico, capace di imprimere caratteristiche sempre nuove ai vitigni che vi vengono coltivati e una personalità unica a ogni vino prodotto.

Due interessanti eventi collaterali faranno eco al tema della centralità del territorio e dell’importanza “di chiamarsi Chianti Classico”:

Il 14 febbraio a casa Corsini sei diversi produttori di Chianti Classico (Villa Le Corti, Fontodi, Mazzei, Poggerino, Barone Ricasoli e Castell’in Villa) particolarmente rappresentativi di altrettante aree geografiche della denominazione (più esattamente i comuni di San Casciano, Greve in Chianti, Castellina in Chianti, Radda in Chianti, Gaiole in Chianti e Castelnuovo Berardenga), presenteranno ciascuno ad alcuni dei giornalisti convenuti all’Anteprima un Chianti Classico prodotto nelle loro aziende: l’annata prescelta è il 2007, particolarmente felice dal punto di vista qualitativo. Il nostro Castello di Brolio 2007 Chianti Classico Docg si farà pertanto vessillo dell’intero distretto vitivinicolo di Gaiole in Chianti.

Il giorno successivo, presso la prestigiosa sede dell’Accademia dei Georgofili, si terrà invece la presentazione del libro “Chianti Classico, The Search For Tuscany’s Noblest Wine” (University of California Press, 2016).

Il testo è a firma di Bill Nesto, insegnante presso l’Università di Boston, dove ha fondato anche il Wine Studies Program, e della compagna Frances Savino, già vincitori del premio André Simon Book Award 2013 con il volume The World of Sicilian Wine. Gli autori partono dalla consacrazione di una delle più antiche regioni di vino, il Chianti -attuata nel 1716 da parte di Cosimo de’ Medici e attuale zona di produzione del Chianti Classico-, per svelare al lettore una storia avvincente e per certi versi altalenante. Dopo il primitivo riconoscimento di inizi XVIII secolo ottenuto con questa delimitazione granducale, che di fatto sancì una delle più antiche Docg al mondo, la fama del vino prodotto in questa area geografica fu progressivamente offuscata dal parallelo sviluppo di un vino, chiamato inizialmente “ad uso Chianti” e poi “Chianti” tout court, destinato alla tavola e imbottigliato in fiaschi rivestiti di paglia. Il riscatto del vino prodotto nella zona di origine arrivò già negli anni ’30 del XX secolo con un decreto ministeriale che vi aggiungeva il suffisso “Classico”. Gli autori, esplorando le varie zone del Chianti Classico e citando miti e misteri, svelano le caratteristiche del Sangiovese e delle altre varietà tipiche della regione, per poi analizzare il costante miglioramento del sistema produttivo grazie ad una moderna viticoltura incentrata sulla qualità.

Sulla copertina campeggia il Castello di Brolio, uno degli emblemi per eccellenza della zona del Chianti e del vino Chianti Classico, nonché della loro lunga e avvincente storia.

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